Diario di un viaggiatore
- salita al Tocllaraqu
Marcarà 14.08.08
Martedì alle 20.00 vengo chiamato nell'ufficio
delle guide di Marcarà (Perù).
Micel il coordinatore mi dice: "se vuoi fare un 6.000 l'unica chance
è fare il Toclla in un sol colpo" [ndr.: senza campo intermedio
tra vetta e rifugio].
Io chiedo: "Quanti metri di dislivello sono?"
La sua risposta è: 1684m (6034-4350).
La mia: "Ok, proviamo".
Mercoledì si parte di buon ora con la guida che
mi hanno appena presentato, arrivati alla fine della caretera
chiediamo ad un harriero (conduttore di muli) di caricare i
nostri zaini del materiale fino al rifugio, in spalla teniamo solo quello
leggero (10 Kg circa), è una corsa che sotto al sole ci porta
al rifugio in appena 2h 20', incredibile la volta precedente ce ne avevo
messa una in più, questa cosa mi dice che sono bello carico ed
acclimatato, speriamo di non pagare la fatica domani.
Il pomeriggio corre veloce alle 18.00 si cena, minestra e pizza, poi
controlliamo i materiali, prepariamo tutto a puntino: vestiti, zaini,
attrezzatura e ci mettiamo a dormire, la sveglia e puntata alle 23.30.
Quando l'allarme suona, una ospite tedesca del rifugio, che era a letto,
rimane allibita e non capisce che ore siano, la cosa è comica.
Tra noi non ci si parla, si agisce come degli automi, ci si veste e
si corre giù a fare colazione, ci si mette gli scarponi, la prima
parola che dico alla mia guida è: "sono pronto".
Inizia una cavalcata che per morene e nevai ci portterà alla
base del nostro 6000.
Piantiamo i nostri bastoncini nella neve, ci leghiamo in cordata e sguainiamo
le picche, ecco la prima rampa e poi la seconda da superare in piolet.
I crepacci difendono il cristallo centrale della vetta come i fossati
di un castello, con diverse acrobazie riusciamo a superarli per guadagnare
uno spigolo estremamente aereo di neve e ghiaccio che su un lato non
offre resistenza alle mie picche e che sull'altro è flagellato
de un vento polare, la vetta è vicina ancora una crestina e vi
giungiamo alle ore 8.20 del mattino, un paio di foto e le congratulazioni
di rito e poi pronti per affrontare le medesime difficoltà in
discesa.
La sorpresa non tarderà ad arrivare finite le difficoltà:
la via del ritorno risulta molto più lunga che all'andata: di
fronte a noi si stende un deserto bianco che pare infinito, giunti al
termine del quale ci aspetta una discesa di 600m su una pietraia granitica
prima ed un misto di prato a vegetazione endemica poi, i piedi ci dolgono
perchè gli scarponi d'alta quota non sono il massimo per le discese
sulle pietre, ci trasciniamo al rifugio come Zombies in cerca di un
po' d'acqua e di cibo.
L'avventura montana più tosta della mia vita si è conclusa,
trattasi di un 6.034 m di difficoltà D su neve e ghiaccio effettuata
in one-shot, 1720m di salita e discesa dalle 00.00 del 14 agosto alle
13.00 circa del giorno stesso, la montagna si chiamava Tocllaraqu ovvero
trappola di ghiaccio in lingua Quechua.
Ora potrei dedicarmi pure al surf ;-)
by cAlabrones
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