| Eccoci qua, di nuovo assieme per passare due
giorni immersi nella natura.
Le nostre mete sono il rifugio cason di Brica e la “mitica”
ferrata Cassiopea.
E’ sabato mattina, e come é nostra consuetudine facciamo
colazione in centro a Longarone, poi via di corsa in direzione Cimolais,
dove facciamo conoscenza con “Calabrones”, che sarebbe poi
diventato un asse portante del C.A.A.
Imbocchiamo l’entrata del Parco delle Dolomiti Friulane, e lasciamo
la macchina al rifugio Pordenone, nella Val Cimoliana. Subito c’incamminiamo
nel letto del fiume per poi prendere il sentiero 361, e dopo non molta
strada il 379, che comincia subito a salire ripido.
La giornata non promette bene, e, infatti, dopo appena più di
un’ora di cammino ci becchiamo un bel temporale, con tanto di
grandinata. Nonostante poncio e impermeabili vari, arriviamo al rifugio
Cason di Brica lavati. La giornata non dà segni
di miglioramento, perciò non ci resta che occupare il tempo in
attività varie, quali fare da mangiare, far fuoco (fuori perché
la stufa non tira) e dar fondo alle riserve di succo di frutta (uva
nera) e acquavite. La serata la passiamo sotto un tendone improvvisato
da noi costruito per l’occasione, a dibattere e discutere su ogni
aspetto di questa vita terrena.
La mattina seguente, dopo aver aspettato che Griglio e Koka ci raggiungessero,
ci mettiamo in marcia e prendiamo subito dopo il sentiero 369 in direzione
forcella dell’Inferno. La salita tira parecchio, e la fatica,
per chi ha lo zaino strapieno
come il mio, si fa sentire. Lo spettacolo naturale che ci si presenta
innanzi però, ci ritempra e ci premia; la valle ha un non so
che di lunare, e di fronte a noi possiamo ammirare il torrione Comici,
dove s’inerpica la ferrata Cassiopea.
Scendiamo verso il passo del Mus, dove poco sopra c’è l’attacco
della Ferrata.
Porca P…. , stà Cassiopea non scherza, dopo un 5/6 metri
orizzontali, la via si fa verticale e gira sul lato più esposto
della montagna. Non ho neanche ancora indossato l’imbragatura,
e la fifa fa già novanta.
Decidiamo di dividerci in due gruppi per salire, io mi metto col secondo.
Più vedo gli altri la in parete e meno mi vien voglia di andar
su.
Tornato il primo gruppo tocca a me… prendo un po’ di coraggio
e parto. Mi accorgo subito che la ferrata, salendo verticale gira anche
intorno al torrione fino a portarmi in un punto dove si è praticamente
in parete, con pochissimi appigli per i piedi, e 300mt di vuoto se solo
osi guardare giù tra le gambe. Griglio, partito con me e Koka
decide a questo punto di fare qualche foto, e mi chiede di sfilargli
la Reflex dal marsupio posteriore; io m’incazzo poiché
in quella posizione reputo che due mani per stare attaccato alla roccia
siano anche poche e usarne una per maneggiare una macchina fotografica
mi sembra ardito. Ho
un attimo di panico, ma per ovviare al problema decido che è
il caso di procedere a passo spedito onde evitare che la mia mente,
in attimi di pausa, si perda in divagazioni su paure e fifa varia. Arriviamo
in cima facciamo qualche foto e poi giù; la discesa si fa per
un’altra via, che non ha niente da invidiare alla salita. Si scende
verticali in un canalone che divide il Comici dalla cima che lo affianca…
mozzafiato. Arrivato alla fine, tolta l’imbracatura mi sento sollevato
e felice, e stata un’esperienza forte che ora già vorrei
riprovare.
Bene, non resta che ritornare verso casa, preso il 362 che attraversa
tutta la valle dell’Inferno, ritorniamo al rif. Pordenone e…Cassiopea,
ci rivedremo ancora!!!
By Ceno
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