| La sveglia è per le 7.00, adunata a
casa di Gobba alle 8 in punto (mai successo), destinazione…paradiso.
Al breafing del giorno prima la scelta era caduta per le vette dell’Ampezzano,
ed in particolare per la ferrata (poi rivelatasi poco più impegnativa
di un sentiero alpinistico) Dibona sul Cristallo, sentinella assieme
alle Tofane, Sorapis, Nuvolao e Averau della perla delle dolomiti…Cortina.
Alle
9.30 il traffico a Cortina fa concorrenza alla famigerata tangenziale
di Mestre, con l’aggravante della strada di montagna, stretta
e tortuosa, ci aggiungi un padovano poco avezzo alla guida in questi
ambienti e la frittata è fatta.
Passato il centro prendiamo la statale per il passo Tre Croci che ci
conduce al parcheggio degli impianti del comprensorio Faloria.
Macchine, macchine e ancora macchine (anche 2 corriere)… ecco
perché bazzichiamo poco da queste parti…
Zaini in spalla incominciamo a risalire le grave del torrente Gere (nome
azzeccatissimo visto che “lera gerin da par tut” ) alle
spalle dell’omonima capanna, ed in circa 1 ora e 30 arriviamo
al Rif. Son Forca.
Il Cristallo con i suoi 3221 m s.l.m. ora è proprio davanti a
noi.
Il lungo canalone di Staunies sembra perdersi lassù, inghiottito
dalle fauci del mostro (forc. Staunies).
Una vecchia ovovia biposto, cimelio delle olimpiadi ci evita una sfacchinata
enorme e in pochi minuti giungiamo al Rif. Lorenzi m.2932.
Caz…è il primo commento, lo spettacolo è unico,
si riesce perfino a scorgere il ghiacciaio del Glossklocne.
Il rifugio è affollato e già diverse persone si stanno
incamminando chi per la ferrata Dibona, a sx del rifugio guardando Cortina,
chi per la ferrata Bianchi a dx che risale la dorsale del Cristallo
fino alla Cima di Mezzo m.3154 e ritorno.
La
Bianchi sarà per un’altra volta e ci dirigiamo verso il
ponticello di legno sospeso a strapiombo tra due torrioni di roccia,
vera e propria porta d’ingresso per la Dibona.
Il primo tratto di ferrata si snoda lungo la dorsale della Cresta Bianca,
seminata qua e là da postazioni, trincee e concertine testimoni
di uno dei fronti della prima guerra mondiale. Alcune strutture sono
talmente ben conservate che una di esse (ric. Buffa di Persero m.2760)
è ancora utilizzata per piccole soste e bivacchi.
Purtroppo però, come diceva mio nonno, la madre degli stupidi
è sempre gravida ed è così che in un angolo della
casermetta un ammasso di rifiuti fa brutta mostra di se, o meglio di
noi stupidi uomini.
Da qui la ferrata abbandona la cresta per passare sul versante SUD del
Vecio del Forame m. 2868 in un suggestivo e divertente sentiero ad anse
che ti fanno sparire e riapparire tra le rocce.
Alle
15 siamo ancora in piena ferrata, ancora una volta il buon Gobba sbaglia
la stima del tempo di percorrenza, regalandoci l’ennesima illusione
di una birra pagata al rientro. Prima o poi…
La lunga discesa mette a dura prova le nostre articolazioni e più
di un’imprecazione nasce spontanea.
Piano piano il paesaggio cambia e dove prima c’era solo roccia,
ora qualche mugo ti fa sperare sull’imminente riconquista del
fondovalle.
Niente di più sbagliato. Mughi, mughi e ancora mughi, non un
albero d’alto fusto, che so un larice anche mezzo storto, niente.
Qui non si scende di un ca…
Il M. Zurlon è alle nostre spalle, il col dei Stombi quasi e
finalmente erba,abeti e larici.
30 minuti tormentati e siamo sulla carrozzabile che risale il rio Bosco,
(lunghina devo ammettere) un’altra ora e mezza e il passo Sonforcia
è nostro.
Breve sosta per ricompattarci e per ripercorrere con lo sguardo le vette
appena percorse e giù a uovo per la pista a bere la birra che
Gobba non pagherà mai.
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