| La giornata è davvero fantastica: il
sole delle sette del mattino già scalda questo primo giorno d'autunno.
Il periodo non è il più adatto per affrontare una ferrata
così lunga e con un'unica eventuale via di fuga; ma il tempo
è talmente bello che non lascia adito a preoccupazioni. Diversamente
da come pensavamo, non siamo i soli ad aver scelto di sfruttare questi
ultimi caldi e così, dopo aver salito i sentieri 442 e 404 che
ci alzano velocemente a zig-zag, arriviamo all'ingresso delle Gallerie
del Castelletto (2453 m) dove una folla di persone si sta preparando
con imbraghi, cordini e moschettoni. Con una scala a pioli raggiungiamo
l'attacco delle gallerie, all'interno delle quali procediamo con molta
cautela con la sola luce della nostra pila a fronte. Esse si sviluppano
in verticale per quasi 75 metri con una forma elicoedale; sono state
costruite durante
la 1° guerra mondiale incredibilmente per mezzo di mine, ma sono
state terminate solamente alla fine della guerra così non sono
mai state utilizzate a scopo bellico. All'uscita veniamo accecati da
una fortissima luce e solo in un secondo momento possiamo godere del
vasto panorama: Lagazuoi, Val Travenanzes, Croda da Lago e Cinque Torri.
Altri 50 metri di dislivello ed arriviamo finalmente all'attacco della
via ferrata G. Lipella. Avanziamo decisi seguendo i cavi di acciaio
e veniamo interroti solo dai numerosi escursionisti che nei punti più
critici, ma mai impossibili, rallentano formando numerose code...sembra
di essere in una autostrada ad agosto: ci si chiede se questa zona,
l'Ampezzano, sempre così affollato meriti veramente tanto di
più rispetto
ad altri luoghi, meno conosciuti ma ugualmente godibili. Tra questi
escursionisti raggiungiamo due ragazze che ci chiedono di proseguire
insieme anche se non capiamo bene il motivo: hanno bisogno d'aiuto o
sono preoccupate per noi? ...so di avere un visetto da giovane...ma
non pensavo di dimostrare dodici anni!!! Proseguiamo con loro (e capiamo
che sono loro ad aver bisogno!!) fino alle "Tre Dita" (2694
m) dove loro prendono l'unica via di fuga di tutta la ferrata che porta
direttamente all'Ex Rifugio Cantore. Da
qui in poi la ferrata si fa più impegnativa, sia per la fatica
accumulata che per la salita a tratti verticale. In poco meno di un'ora
arriviamo alla fine del tratto attrezzato (3027 m) da dove, tolto l'imbrago,
prendiamo a salire gli ultimi 200 m di dislivello: l'altitudine qui
si fa sentire e con il fiato lungo arriviamo sulla cima della Tofana
di Rozès (3225 m). Il panorama è davvero incomaprabile
e la vista spazia di 360°: dalle Dolomiti più vicine alle
cime più lontane che nominare ora sarebbe lungo e riduttivo.
Dopo un meritato panino (e l'immancabile grappa), prendiamo a scendere
in ripida discesa lungo il versante est della Rozes raggiungendo l'Ex
Rifugio Cantore e poi attraverso il Vallon, seguendo il sentiero 403,
arriviamo alla macchina am soprattutto al Rifugio A. Dibona dove, dopo
la giornata trascorsa e la piccola impresa conclusa, la birra è
di rito.
Giornata fantastica, ferrata varia, lunga e decisamente soddisfacente
by Gobba
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