Torrione Comici per ferrata Cassiopea

prima acensione '04

Gruppo montuoso:
Pramaggiore
Cartina:
Tabacco n°21
Difficoltà:
EEA
Dislivello totale:
1051 m
Lunghezza:
12 Km
Altitudine min:

1179 m
Parcheggio rif.Pordenone

Altitudine max:

2230 m
Torrione Comici

Tempi indicativi :
6h 20'
25 luglo '04

Descrizione tecnica dell'itinerario

Rifugio Pordenone (1179 m)

Dislivello metri

Sentiero

Ore

Passo del Mus (2063 m)

+884
362
2h 00'

Torrione Comici (2230 m)

+167
Ferrata
1h 16'

Passo del Mus (2063 m)

-167
Ferrata
36'
Rifugio Pordenone (1163 m)
-884
362
1h 30
Diario

I protagonisti di questa avventura siamo Maga ed io. Eravamo intenzionati a salire il torrione in cordata utilizzando gli infissi metallici solo per rinviare ma, essendo arrivati al parcheggio del Pordnone con un ora abbondante di ritardo, decidevamo di lasciare le due corde in macchina e di partire con i soli kit da ferrata; si sa che salendo uno alla volta con tecnica alpinistica le cose si rallentano assai ed in oltre c'e' piu' peso da portarsi in spalla durante l'avvicinamento, che e' lungo e faticoso.
Partiamo con le migliori intenzioni, anche senza corde l'importante e' non aiutarsi con il cavo per la progressione ma solo per fare sicura e cosi' facendo potremmo mettere alla prova la nostra preparazione alpinistica.
Durante l'avvicinamento, che per la prima mezz'ora e' pianeggiante, parliamo del piu' e del meno fino a quando arriviamo alla salita, dove io posso mostrare le doti acquisite grazie ai quasi 19.000 m di dislivello percorsi durante la T.T., Maga si lamenta una sola volta ma infondo se la cava eggreggiamente, in due ore spaccate siamo all'attacco della ferrata, ignari del destino che ci attende.
Ci posizioniamo sopra il solito bel sasso liscio che ci fa da pedana, tutto attorno sfasciumi, li' tiriamo fuori l'attrezzatura dagli zaini: imbraghi, kit, caschetti, scarponcini da arrampicata, guanti da ferrata e cominciamo a prepararci senza fretta perche' siamo in perfetta tabella di marcia e ci gongoliamo un po'.
Arrivano due escursionisti in discesa dalla Cassiopea, chiediamo se e' tutto OK e loro rispondono in maniera affermativa, anche loro si posizionano vicino a noi per prepararsi al rientro alla macchina o al rifugio, il celo e' azzurro, il vento soffia leggero, qualche gracchio volteggia nell'aria, giornata stupenda: perfetta per un'ascensione come la nostra.
Tutto ad un tratto, la quiete viene squarciata da un rumore terrificante proveniente dall'alto, e' la terra che si sconquassa. Io intuisco cosa possa essere e, memore di cio' che e' successo al povero Solari*, senza guardare verso la fonte del rumore, mi lancio nel vuoto sotto il masso dove ero appoggiato, e con un altro balzo sono appeso al cavo della ferrata, li' dovei essere al sicuro. I due sconosciuti che erano accanto a noi me li trovo a fianco sempre sull'attacco della ferrata, ma Maga non c'e'. I rumori non sono ancora terminati, piccole scaglie continuano a saltare a destra e a sinistra, sprigionando odore di zolfo; ora passa un cinghiale di pietra proprio sotto i nostri piedi a circa un metro e si ferma poco piu' sotto, sembra tutto finito. Una volta salvata la pelle la prima preoccupazione va' al compagno di arrampicata che ancora non si vede, io urlo: "Maga stai bene?", lui fa altrettanto, la risposta e' affermativa da entrambe le parti.
Il peggio e' passato. Noi tre che eravamo appesi al cavo della ferrata scendiamo con i piedi a terra e dietro uno spuntone di roccia vediamo Maga infilato in una fessura del torrione, sano e salvo; lui si che si era goduto la scena, mentre noi avevamo visto solo il masso che ci avrebbe falciati se fossimo stati sulla sua strada.
I due sconosciuti si cambiano in gran fretta e si buttano giu' a rotta di collo per il Pas del Mus, a quanto pare ne avevano avuto abbastanza per quel giorno.
Io e Maga rimaniamo per un po' a discutere sul da farsi, le mie mani non smettono di tremare nemmeno dopo 5', anch'io ne averi avuto abbastanza e sarei andato a casa, ma Maga insiste per vedere l'inizio della ferrata. Io lo assecondo ma non proprio al meglio delle mie condizioni, quindi decido di aiutarmi con il cavo anche per la progressione. Una volta che Maga esce dalla cengia e dai primi scalini e non mi vede arrivare mi chiede se me la sentivo di continuare, io rispondo di si anche se ero duro come un baccala' e non riuscivo a procedere, forse era la fase down dopo un overdose di adrenalina.
Man mano che continuiamo l'acensione io mi sciolgo sempre di piu' e riesco pian piano a liberarmi del cavo metallico, mentre Maga si gasa sempre di piu' arrivando a urlare esclamazioni varie, ad ogni passaggio o cambio di prospettiva, tipo: "che verta!", "bello bello", "che f.", ect.
Arriviamo ad un passaggio difficile dove Maga si ferma a studiare la roccia per 5-10' per trovare il giusto appiglio e la sicurezza necessaria a superarlo, ad un certo punto si decide a procedere e preventivamente sguaina una sua massima**: "Sai che tecnica bisogna usare su certi passaggi? Quela del butarse" e spingendo sulle gambe procede lungo la via.
Finalmente siamo in vetta, io inizio a canticchiare "We're the champions" dei Queen, come e' mia abitudine, ci congratuliamo l'un l'altro e guardando gli escursionisti che sostano sotto nei prati (Pas del Muss, Passo di Suola) ci sentiamo un po' piu' fichi di loro, per lo meno 150m piu' alti. La ricompensa e' valsa lo sforzo ed anche la caparbieta' di non aver mollato dopo l'incidente, lo spettacolo e' magnifico e vederlo da pochi metri quadrati, forse 4 o 5, di superfice che si staglia nel cielo dal nulla e' anche meglio. Panino per chi ce l'ha, barretta scaduta nel mio caso, foto di rito e giu' per il cavo della discesa che segue un canalino verticale e in men che non si dica siamo alla partenza dove non ci fermiamo affatto ma proseguiamo fino all'insellatura del Pas del Mus, la lezione della mattina e' stata sufficente.
Il resto e' cronaca, giornata indimenticabile, la montagna non finisce mai di insegnarci qualche cosa.

By Calabrones

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