| I protagonisti di questa avventura siamo Maga
ed io. Eravamo intenzionati a salire il torrione in cordata utilizzando
gli infissi metallici solo per rinviare ma, essendo arrivati al parcheggio
del Pordnone con un ora abbondante di ritardo, decidevamo di lasciare
le due corde in macchina e di partire con i soli kit da ferrata; si
sa che salendo uno alla volta con tecnica alpinistica le cose si rallentano
assai ed in oltre c'e' piu' peso da portarsi in spalla durante l'avvicinamento,
che e' lungo e faticoso.
Partiamo con le migliori intenzioni, anche senza corde l'importante
e' non aiutarsi con il cavo per la progressione ma solo per fare sicura
e cosi' facendo potremmo mettere alla prova la nostra preparazione alpinistica.
Durante l'avvicinamento, che per la prima mezz'ora e' pianeggiante,
parliamo del piu' e del meno fino a quando arriviamo alla salita, dove
io posso mostrare le doti acquisite grazie ai quasi 19.000 m di dislivello
percorsi durante la T.T., Maga si lamenta una sola volta ma infondo
se la cava eggreggiamente, in due ore spaccate siamo all'attacco della
ferrata, ignari del destino che ci attende.
Ci posizioniamo sopra il solito bel sasso liscio che ci fa da pedana,
tutto attorno sfasciumi, li' tiriamo fuori l'attrezzatura dagli zaini:
imbraghi, kit, caschetti, scarponcini da arrampicata, guanti da ferrata
e cominciamo a prepararci senza fretta perche' siamo in perfetta tabella
di marcia e ci gongoliamo un po'.
Arrivano due escursionisti in discesa dalla Cassiopea, chiediamo se
e' tutto OK e loro rispondono in maniera affermativa, anche loro si
posizionano vicino a noi per prepararsi al rientro alla macchina o al
rifugio, il celo e' azzurro, il vento soffia leggero, qualche gracchio
volteggia nell'aria, giornata stupenda: perfetta per un'ascensione come
la nostra.
Tutto ad un tratto, la quiete viene squarciata da un rumore terrificante
proveniente dall'alto, e' la terra che si sconquassa. Io intuisco cosa
possa essere e, memore di cio' che e' successo al povero Solari*, senza
guardare verso la fonte del rumore, mi lancio nel vuoto sotto il masso
dove ero appoggiato, e con un altro balzo sono appeso al cavo della
ferrata, li' dovei essere al sicuro. I due sconosciuti che erano accanto
a noi me li trovo a fianco sempre sull'attacco della ferrata, ma Maga
non c'e'. I rumori non sono ancora terminati, piccole scaglie continuano
a saltare a destra e a sinistra, sprigionando odore di zolfo; ora passa
un cinghiale di pietra proprio sotto i nostri piedi a circa un metro
e si ferma poco piu' sotto, sembra tutto finito. Una volta salvata la
pelle la prima preoccupazione va' al compagno di arrampicata che ancora
non si vede, io urlo: "Maga stai bene?", lui fa altrettanto,
la risposta e' affermativa da entrambe le parti.
Il peggio e' passato. Noi tre che eravamo appesi al cavo della ferrata
scendiamo con i piedi a terra e dietro uno spuntone di roccia vediamo
Maga infilato in una fessura del torrione, sano e salvo; lui si che
si era goduto la scena, mentre noi avevamo visto solo il masso che ci
avrebbe falciati se fossimo stati sulla sua strada.
I due sconosciuti si cambiano in gran fretta e si buttano giu' a rotta
di collo per il Pas del Mus, a quanto pare ne avevano avuto abbastanza
per quel giorno.
Io e Maga rimaniamo per un po' a discutere sul da farsi, le mie mani
non smettono di tremare nemmeno dopo 5', anch'io ne averi avuto abbastanza
e sarei andato a casa, ma Maga insiste per vedere l'inizio della ferrata.
Io lo assecondo ma non proprio al meglio delle mie condizioni, quindi
decido di aiutarmi con il cavo anche per la progressione. Una volta
che Maga esce dalla cengia e dai primi scalini e non mi vede arrivare
mi chiede se me la sentivo di continuare, io rispondo di si anche se
ero duro come un baccala' e non riuscivo a procedere, forse
era la fase down dopo un overdose di adrenalina.
Man mano che continuiamo l'acensione io mi sciolgo sempre di piu' e
riesco pian piano a liberarmi del cavo metallico, mentre Maga si gasa
sempre di piu' arrivando a urlare esclamazioni varie, ad ogni passaggio
o cambio di prospettiva, tipo: "che verta!", "bello bello",
"che f.", ect.
Arriviamo ad un passaggio difficile dove Maga si ferma a studiare la
roccia per 5-10' per trovare il giusto appiglio e la sicurezza necessaria
a superarlo, ad un certo punto si decide a procedere e preventivamente
sguaina una sua massima**: "Sai che tecnica bisogna usare su certi
passaggi? Quela del butarse" e spingendo sulle gambe procede
lungo la via.
Finalmente siamo in vetta, io inizio a canticchiare "We're
the champions" dei Queen, come e' mia abitudine, ci congratuliamo
l'un l'altro e guardando gli escursionisti che sostano sotto nei prati
(Pas del Muss, Passo di Suola) ci sentiamo un po' piu' fichi di loro,
per lo meno 150m piu' alti. La ricompensa e' valsa lo sforzo ed anche
la caparbieta' di non aver mollato dopo l'incidente, lo spettacolo e'
magnifico e vederlo da pochi metri quadrati, forse 4 o 5, di superfice
che si staglia nel cielo dal nulla e' anche meglio. Panino per chi ce
l'ha, barretta scaduta nel mio caso, foto di rito e giu' per il cavo
della discesa che segue un canalino verticale e in men che non si dica
siamo alla partenza dove non ci fermiamo affatto ma proseguiamo fino
all'insellatura del Pas del Mus, la lezione della mattina e' stata sufficente.
Il resto e' cronaca, giornata indimenticabile, la montagna non finisce
mai di insegnarci qualche cosa.
By Calabrones
Note: (*) Solari: escursionista friulano
fatalmente ucciso dalla caduta di un sasso poco piu' di un mese fa'.
(**) A breve vera' pubblicata la pagina "Le massime di Maga"
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