| Siamo già arrivati ad
Ottobre. E' un periodo agrodolce per le escursioni in montagna. E' troppo
tardi, per me, per andare sulle rocce. Non si sa mai che si posa trovare
qualche chiazza di ghiaccio o di neve, però è ancor apresto
per metter nello zaino picca e ramponi. Ma di luoghi magici ce ne sono
anche a quote un poco più basse.
Spessimo ho percorso la valle che da Belluno porta ad Agordo, seguendo
il torrente Cordevole e che passa attraverso monti di bosco che si alzano
vertiginosi. Sulla sinistra i Monti del Sole, invasi da zecche durante
l'estate, e sulla destra... e sulla destra? Bene, ho scelto la meta:
il monte Celo o Monte (zèlo), mi fa da guida un libro scritto
da Bonetti sul parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Partiamo da
La Muda, pochi kilometri da Agordo. Siamo io, Margò ed Albert,
nuovo amico del CAA. Saliamo lungo la Val Clusa attraverso un sentierino
che si alza a zig zag, e zig zag, e zig zag. Non ci lascia il momento
di tirare fiato e nemmeno l'occasione di fermarci, se non in poche occasioni
quando gli alberi si diradano per mostrare piccoli scorci sui Monti
del Sole o sulla Gardesana. Passiamo, così, quasi due ore, per
un totale di quasi 1000 metri, noiosamente.
Finalmente, tutto ad un tratto, il sentiero "pianeggia" e
si comincia a godere di panorami molto interessanti e ampi quasi a 360°.
La guida descrive questo itinerario "lungo, ben segnato e solitario",
motivo principale questo per cui ho scelto di venire qui. Ma arrivati
nei pressi della Forcella Pongolo a pochi metri dalla Casera Folega
troviamo un gruppo di chiassosi friulani. Per fortuna le nostre direzioni
sono opposte e ci troviamo da soli sul bellissimo pianoro della casera:
la mia immaginazione mi vede già, la prossima estate, qui in
tenda con gli amici. Dopo un po' di riposo torniamo sui nostri passi
per qualche minuto e prendiamo il sentiero che ci porterà sulla
Cima del Zèlo. Questa via non è segnata nella mia cartina
ma sembra essere ben segnata e molto battuta. Infatti
in un'oretta, attraverso mughi, roccette ed una esposta cengia, arriviamo
in cima senza mai aver la possibilità di perdere la traccia.
Da qui il panorama si apre veramente tutto intorno a noi, e lo sguardo
arriva lontano, oltre la Marmolada ed oltre le Tofane in Ampezzo. Tutte
le cime sono innvate e le Pale di San Martino sembrano veramente cariche
di neve: peccato che qui ci hanno preceduti i friulani che tra grida
e fischi rischiano di rovinarci tale spettacolo. Dopo poco se ne vanno,
noi ci facciamo la foto di rito e riprendiamo a scendere: la strada
per noi è ancora lunga. Scendiamo per il versante nord attraverso
roccette prima, ghiaione e sfasciumi poi. Il Tamer-San Sebastiano si
presenta davvero imponente. Arrivati nel bosco troviamo il bivio con
il sentiero che arriva dalla casera Folega e prendiamo a sinistra. Proseguiamo
quasi in quota attraverso cengie a volte esposte ma mai pericolose e
sotto di noi si apre la cittadina di Agordo, ai piedi della quale ci
elevano vertiginose le Pale di San Lucano: ho trovato la mia prossima
meta! Ritornati sul versante sud il sentiero si trasforma in mulattiera,
una volta strada militare, che con continui zig zag ci riporta alla
Muda.
Questo anello, sebbene gli accessi presso la valle siano monotoni,
offre viste ed omozioni uniche, ma, per essere completo, bisogna salire
sulla cima. Giornata fantastica.
|