| 2 LUGLIO 2005: Avevo promesso
a Vale di offrirle una cena premio in qualche rifugio per aver concluso
nel migliore dei modi l'Anello Zoldano. E visto che abbiamo a disposizione
due giorni, decido di approfittarne per fare un po' di strada con la
macchina e organizzo un giretto sulle magnifiche Pale di San Martino.
L'anno
scorso passai da queste parti percorrendo l'alta via n°2 ma non
posso dire di averne goduto in quanto beccammo tre giorni di nebbia
e brutto tempo. Daltronde è risaputo che queste montagne sono
spesso soggette a nubi e a piogge: qualcuno le definisce il "pisciatoio
delle Dolomiti". Ma quando il cielo si apre e loro si mostrano
è difficile trovare un'altra vista simile. Dopo aver saputo che
il Rif. Pradidali rimane chiuso tutto quest'anno per manutenzione, chiamo
il Rif. Velo e prenoto per due: meta fissata. Guardo la cartina e ipotizzo
un paio di giri, entrambi i quali potrebbero significare dover offrire
una ulteriore cena a Vale, data la loro lunghezza!! Parcheggio l'automobile
nella Val Canali nei pressi dei prati Fosne e cominciamo tranquillamente
a passeggiare lungo una strada forestale che in leggerissima pendenza
porta ai piedi della Val Pradidali. Da qui poi si alza in modo deciso
il sentiero che, zigzagando senza tregua, ci alza al Rif. Pradidali.
Arriviamo senza particolare fatica e, cosa
stranisssima per Vale con una sola piccola sosta dissetante: si vedono
gli effetti dell'Anello Zoldano!! Il rifugio è chiuso e sventrato:
gli unici padroni di questo posto ora sono i gracchi alpini che non
perdono l'occasione di rubarci i bocconi caduti a terra dal nostro panino!
Ci godiamo un po' il sole che comincia a scaldare, tanto, e l'aria che
ci rinfresca, si sta trasformando in "bora"!! Ripartiamo per
il passo di Ball, attraversando un caratteristico pianoro sassoso: qui,
se ci fosse nebbia sarebbe impossibile trovare la strada giusta, siamo
circondati a 360 gradi da cime che si levano sopra di noi con pareti
strapiombanti e rocce che sembrano respingerci. Questo è un ottimo
terreno per arrampicatori. Noi oggi ci acconteremo di attaccare alcune
pareti della Cima di Ball, del Sass Maor e dello Spigolo della Madonna
coadiuvati dalle ferrate. Calziamo l'imbrago, foto di rito e siamo sul
sentiero
Nico Gusella. Durante la facile arrampicata un elicottero vola,
procedendo lentamente sotto di noi, quasi alla ricerca di qualcuno:
questa sosta ci sveglia da una sorta di trans in cui eravamo caduti
in quanto, troppo concentrati su dove appoggiare mani e piedi, non ci
eravamo resi conto di essere in un posto fantastico: siamo immersi nel
settore occidentale delle pale, sopra la parte sommitale della Val di
Roda, di fronte alla Croda di Roda e alla Rosetta. Ci
si sente davvero piccoli! Proseguiamo e siamo velocemente alla forcella
Stephen. Abbiamo ancora molto da camminare per arrivare al rifugio,
ma una rapida consultazione tra di noi e siamo in cammino verso la Cima
di Val di Roda dove, una volta arrivati, godiamo di un panorama unico
e quasi emozionante. Come già avevo letto in qualche relazione,
da qui sembra possibile saltare da un cima all'altra, da un campanile
all'altro. Due voci vicine ma molto distanti catturano la nostra attenzione;
ci giriamo e vediamo due scalatori sul Campanile Pradidali. Sono all'ultimo
tiro e dalla velocità con cui avanzano si capisce che ormai niente
li può più ostacolare: li seguiamo con lo sguardo fino
a quando il primo arriva alla campana di vetta. Il silenzio si rompe
con i suoi rintocchi tanto stonati quanto pieni di ricordi di antiche
conquiste alpinistiche. Mangiamo, senza fretta alcuna come ormai non
avviene da molto tempo, il nostro pranzo a base di panini e cioccolate
varie, una foto di rito di fronte alla croce di vetta e torniamo sui
nostri passi fino alla F.lla Stephen.
Il sentiero è un continuo sali e scendi, immerso nella roccia,
che non ci permette di valutare la nostra posizione sulla cartina. Così
ogni volta che raggiungiamo una forcella o aggiriamo qualche pinnacolo
cerchiamo con lo sguardo il rifugio, assicurazione di essere sulla strada
giusta. E finalmente, in cima ad una forcella prativa, vediamo in lontananza
il rifugio: ne abbiamo da caminare!!! Scendiamo leggermente, facendoci
strada tra le pecore e non tra i camosci come potrebbe sembrare più
logico, fino ad arrivare a delle indicazioni che indicano l'inizio della
ferrata del
Velo. Ci voltiamo e capiamo di essere sotto "Il Porton":
disegni assurdi delle roccie!! Proseguiamo lungo la ferrata fino ad
arrivare in poco più di 1 ora al rifugio Velo della Madonna.
Abbiamo prenotato e, tolto l'imbrago, ci accomodiamo subito nella nostra
camerata. La voglia di distenderci è forte, ma, per fortuna,
quella di bere una meritata birra lo è ancor di più. La
giornata meteorologicamnete è stata stupenda, ed ora, sebbene
non ci sia una nuvola, tira un fortissimo vento che ci spinge ad entrare
ed ordinare la cena. Intanto il rifugio si è riempito di arrampicatori:
questa zona penso sia il loro paradiso!
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