| L'unico rammarico di questa bellissima
e divertente giornata è la macchina fotografica con le batterie
scariche! Nemmeno una foto ed occasioni per farne ce ne sarebbero state.
Durante tutta la notte di sabato ha piovuto a dirotto e le previsioni
per la domenica non erano delle migliori. Ma come al solito lo spirito
CAA vuole che la mattina ci si svegli presto lo stesso, si guardi fuori
dalla finestra e si speri di vedere il cielo libero da nuvole. E questa
volta siamo stati davvero fortunati, anche se qualcuno di noi è
sempre molto scettico puntare comunque e sempre la sveglia....!!
Siamo io e Vale, il Boi, il Ciulez, Margò e il Koka. Arriviamo
al Passo Duran per le 8.30 e il cappuccino di rito al rifugio ci fa
imboccare il sentiero 524 in coda ad una compagnia del CAI di Padova.
La nostra marcia viene parecchio rallentata, anzi, spesso fermata. Il
problema di muoversi in gruppi molto numerosi è proprio quello
di avere una andatura molto lenta. Dopo poco però il capogita ferma
l'allegra brigata e noi possiamo passare davanti e tenere la nostra
andatura. Il sentiero si snoda in mezzo al bosco e, tranne le radici
bagnate, sale tranquillamente fino a quando si arriva sotto il Sasso
di Caleda, dove una corda metallica aiuta il passaggio reso un po' ostico
dalle pietre scivolose. Dopo poco si esce dal bosco e il panorama si
apre su questo bel gruppo. A destra il Tamer e a sinistra la Cima di
S. Sebastiano, la nostra meta. Il sentiero prosegue lungo il Van de
Caleda, in direzione est, e punta proprio la Cresta Sud di San Sebastiano
che divide le due forcelle principali:la Porta e la S. Sebastiano. Qui
un paio di targhette metalliche indicano la retta via e ci fanno proseguire
per il faticoso ghiaione (un passo avanti e due indietro) fino a raggiungere
la F.lla di S. Sebastiano. Già da qui si può godere di un panorama mozzafiato
e ne approfittiamo per un pezzo di cioccolato prima dell'ultima fatica.
I 100 metri che ci separano dalla cima si snodano lungo la cresta con
facili passaggi di I grado su roccette (da tempo volevo scrivere questa
frase!!!), che richiedono un po' di attenzione data l'esposizione sulla
nostra destra. Da sopra il panorama si apre ancora di più: Pelmo
e Antelao, dietro il Sorapis e qualcosa delle Marmarole. Poi il Tamer,
a pochi passi da noi, dal quale fanno capolino gli Sfornioi con il Sasso
di Bosconero e più giù le Dolomiti del Parco Friulano,
presumo il Duranno. A destra tutte le Dolomiti Bellunesi con l'Agner
e le Vette Feltrine, poi le Pale di San Martino che nessuno di noi riconosce
e infine davanti la Moiazza e il Civetta. E così finiscono i
biscotti, la birra e la sigaretta e torniamo sui nostri passi fino poco
sotto la forcella dove, con un po' di attenzione, si trova una traccia
che taglia il ghiaione e punta, più in sotto, verso un pianoro
prativo. Su questo, un cartello indica la giusta direzione per il Viaz
dei Cengioni: subito un passaggio in discesa non protetto ed esposto,
poi un altro in salita agevolato da dei fittoni con asola per un eventuale
corda (secondo me non necessaria) e poi un sali e scendi, un dentro
e fuori per le crode del S. Sebastiano. Un secondo passaggio con fittoni:
e ancora su e giù fino ad arrivare ai primi mughi: qui il sentiero
punta decisamente il paese di Zoldo e sembra portare proprio lì
fino a quando non si raggiunge il bosco e la traccia si sposta decisamente
verso il Duran. La discesa è terribile e le nostre gambe meritano
riposo nel prato sotto la chiesetta del passo: compaiono bottiglie di
prosecco, birre, formaggi, speck e porchetta. Ci godiamo l'ultimo sole
della giornata fin quando comincia a tempestare.... altra birra al rifugio
e poi tutti a casa!
by Gobba
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