Trekking a Casera Gravedel (1460 m)

Cajada

Casera Gravedel Gruppi montuosi:
Cajada
Cartine:
Tabacco n°25
Difficoltà:
EE
Dislivello:
+700/-800 m
Lunghezza:
7 Km
Altitudine min:

850 m

(Rizzapol)

Altitudine max:

1713 m

(Selle del Gravedel)

Tempi indicativi : 2 ore
22 Maggio 2005

2 GIUGNO 2005

Descrizione tecnica dell'itinerario

C.ra di Cajada (1157 m)

Dislivello metri

Sentiero

Ore

Selle del Gravedel (1713 m)

+ 550

529

-

Casera del Gravedel (1460 m)

- 250

529

-

Rizzapol (850 m)

- 600

529

1.00

Diario

L’idea era di raggiungere Gobba e Boi alla C.ra Gravedel splendida struttura situata a 1460 m sul versante settentrionale del Zimon e da li compiere una bella traversata delle cime di Cajada, passare per forcella Col Torond e chiudere l’anello a Pian de Cajada punto di partenza della mia escursione.
Percorro con la macchina stile prova speciale la tortuosa stradina che sale da Faè ed alle 6.30 sono a C.ra di Cajada.Cime di Cajada
Perfetto spacco il secondo. Si parte.
L’aria è frizzante e tutto intorno una leggera nebbiolina scaldata dai primi raggi di sole sfoca la vista. Il sentiero 509 sale piuttosto ripido e in poco tempo guadagno buona parte degli oltre 700m. di dislivello che mi separano dalla forcella del Gravedel. Giunto alla forcella erbosa il sentiero dovrebbe ora piegare a destra ma non vedo tracce che conducono da quella parte, al contrario a sinistra noto una leggera linea più scura, la percorro per qualche decina di metri e mi ritrovo tra rocce strapiombanti e passaggi da camoscio.
Ritorno sui miei passi convinto che la direzione giusta sia a destra, oltretutto lo dice anche la cartina!? Niente solo erba e mughi. Boh!
Decido allora di scollinare e dare un’occhiata dall’altra parte.
In effetti tra pietre, larici e mughi qualcosa c’è.
: << Ma si è di qua, si vede poco perché questa è una zona poco frequentata.>>
Questa in sintesi la giustificazione che mi do, anche se i dubbi restano.
Manca poco alla fine del ripido canalino quando improvvisamente la traccia si perde dentro una fitta mugheta. Non ho più dubbi, non sono sul 509 ma su uno dei tanti sentieri dei camosci così abbondanti nella zona.
D’istinto mi viene di tornare indietro ma la forcella non è più così vicina, e poi manca poco alla cima, decido di proseguire e dare un’occhiata dall’altra pare.
Un calvario!Alla ricerca del sentiero
Gli ultimi 30 metri li compio come un equilibrista tra i rami dei mughi che al mio passaggio si piegano rendendomi l’avanzata molto faticosa.
Maledico me stesso per non aver fatto dietro front ma ormai è fatta mi basta trovare un passaggio per superare i primi metri molto ripidi e sono dall’altra parte in Val del Rui de Forca. Scendo a vista per un centinaio di metri non senza difficoltà facendo attenzione a non superare troppo i 1460m di quota della casera. Una parola!
L’intricato groviglio di mughi prima il bosco fitto e i salti di roccia mi obbligano ad estenuanti perdite di quote e successive risalite per poter aggirare gli ostacoli, fortunatamente il cellulare prende, così avverto Gobba della mia situazione e gli dico che se non mi vede per le 10 possono andare. Sono le 9.
La speranza è di incrociare il sentiero che a mezza costa percorre tutto il versante settentrionale delle cime di Cajada.
Non mi aspettavo certo un’autostrada stile tre Cime di Lavaredo ma quello più che un sentiero era un vioz abbandonato che a tratti spariva o si confondeva con i quelli del selvatico.
Uno sguardo alla cartina e capii che ero parecchio fuori strada, davanti a me sull’altro versante vedevo l’imbocco della val Costa dei Nass, mentre sarei dovuto essere molto più a destra verso Soffranco ma per quanto tentassi di aumentare il passo e di mantenere il più possibile una linea diritta, la valle era sempre li di fronte dandomi la sensazione che stessi girando a vuoto.
La cosa migliore da fare sarebbe stata quella di scendere nel fondovalle ma avrebbe anche significato dire addio alla speranza di riguadagnare il sentiero perduto e ricongiungermi con Gobba e Boi. Scartai subito l’idea e presi a mulinare bastoncini e gambe lungo la linea di massima La targa della caserapendenza del bosco deciso a ritrovare il sentiero. Alle 11 e 30 ero ancora un’errante escursionista che vagava da qualche parte a nord di Longarone quando improvvisamente un tubo nero attirò la mia attenzione ricordandomi ciò che mi disse Gobba : “ se vedi un tubo nero seguilo, ti porta dritto alla casera.”
Come Pollicino seguivo la mia “guida” e come Pollicino ritrovai la via di casa, la Cra. Gravedel era li davanti bella come l’immaginavo.
Entrai, i miei amici se ne erano già andati, presi il registro per vedere se mi avevano lasciato un messaggio. Un’ombra oscurò l’entrata, Gobba e Boi di rientro dalla vetta del Zimon.



By Cesta

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