| L’idea era di raggiungere
Gobba e Boi alla C.ra
Gravedel splendida struttura situata a 1460 m sul versante settentrionale
del Zimon e da li compiere una bella traversata delle cime di Cajada,
passare per forcella Col Torond e chiudere l’anello a Pian de
Cajada punto di partenza della mia escursione.
Percorro con la macchina stile prova speciale la tortuosa stradina che
sale da Faè ed alle 6.30 sono a C.ra di Cajada.x200.jpg)
Perfetto spacco il secondo. Si parte.
L’aria è frizzante e tutto intorno una leggera nebbiolina
scaldata dai primi raggi di sole sfoca la vista. Il sentiero 509 sale
piuttosto ripido e in poco tempo guadagno buona parte degli oltre 700m.
di dislivello che mi separano dalla forcella del Gravedel. Giunto alla
forcella erbosa il sentiero dovrebbe ora piegare a destra ma non vedo
tracce che conducono da quella parte, al contrario a sinistra noto una
leggera linea più scura, la percorro per qualche decina di metri
e mi ritrovo tra rocce strapiombanti e passaggi da camoscio.
Ritorno sui miei passi convinto che la direzione giusta sia a destra,
oltretutto lo dice anche la cartina!? Niente solo erba e mughi. Boh!
Decido allora di scollinare e dare un’occhiata dall’altra
parte.
In effetti tra pietre, larici e mughi qualcosa c’è.
: << Ma si è di qua, si vede poco perché questa
è una zona poco frequentata.>>
Questa in sintesi la giustificazione che mi do, anche se i dubbi restano.
Manca poco alla fine del ripido canalino quando improvvisamente la traccia
si perde dentro una fitta mugheta. Non ho più dubbi, non sono
sul 509 ma su uno dei tanti sentieri dei camosci così abbondanti
nella zona.
D’istinto mi viene di tornare indietro ma la forcella non è
più così vicina, e poi manca poco alla cima, decido di
proseguire e dare un’occhiata dall’altra pare.
Un calvario!x200.jpg)
Gli ultimi 30 metri li compio come un equilibrista tra i rami dei mughi
che al mio passaggio si piegano rendendomi l’avanzata molto faticosa.
Maledico me stesso per non aver fatto dietro front ma ormai è
fatta mi basta trovare un passaggio per superare i primi metri molto
ripidi e sono dall’altra parte in Val del Rui de Forca. Scendo
a vista per un centinaio di metri non senza difficoltà facendo
attenzione a non superare troppo i 1460m di quota della casera. Una
parola!
L’intricato groviglio di mughi prima il bosco fitto e i salti
di roccia mi obbligano ad estenuanti perdite di quote e successive risalite
per poter aggirare gli ostacoli, fortunatamente il cellulare prende,
così avverto Gobba della mia situazione e gli dico che se non
mi vede per le 10 possono andare. Sono le 9.
La speranza è di incrociare il sentiero che a mezza costa percorre
tutto il versante settentrionale delle cime di Cajada.
Non mi aspettavo certo un’autostrada stile tre Cime di Lavaredo
ma quello più che un sentiero era un vioz abbandonato che a tratti
spariva o si confondeva con i quelli del selvatico.
Uno sguardo alla cartina e capii che ero parecchio fuori strada, davanti
a me sull’altro versante vedevo l’imbocco della val Costa
dei Nass, mentre sarei dovuto essere molto più a destra verso
Soffranco ma per quanto tentassi di aumentare il passo e di mantenere
il più possibile una linea diritta, la valle era sempre li di
fronte dandomi la sensazione che stessi girando a vuoto.
La cosa migliore da fare sarebbe stata quella di scendere nel fondovalle
ma avrebbe anche significato dire addio alla speranza di riguadagnare
il sentiero perduto e ricongiungermi con Gobba e Boi. Scartai subito
l’idea e presi a mulinare bastoncini e gambe lungo la linea di
massima pendenza
del bosco deciso a ritrovare il sentiero. Alle 11 e 30 ero ancora un’errante
escursionista che vagava da qualche parte a nord di Longarone quando
improvvisamente un tubo nero attirò la mia attenzione ricordandomi
ciò che mi disse Gobba : “ se vedi un tubo nero seguilo,
ti porta dritto alla casera.”
Come Pollicino seguivo la mia “guida” e come Pollicino ritrovai
la via di casa, la Cra. Gravedel era li davanti bella come l’immaginavo.
Entrai, i miei amici se ne erano già andati, presi il registro
per vedere se mi avevano lasciato un messaggio. Un’ombra oscurò
l’entrata, Gobba e Boi di rientro dalla vetta del Zimon.
By Cesta
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