Negli ultimi due goirni aveva nevicato e sui monti dell'Alpago erano caduti
20-30cm di neve, apparentemente senza vento.
Noi eravamo pronti a partire, avevamo fatto tutte le verifiche del caso, e
non vedevamo l'ora di essere in vetta per assaporare le bianche e fresche
onde, che si sarebbero alzate dal pendio, giustamente inclinato per far scorrere
la tavola.
C'era gia' qualcuno davanti a noi che stava
percorrendo la lunga ed erta via che porta sulla vetta del monte. Noi partimmo
di slancio come se avessimo avuto il fuoco ai piedi, cercando di seguire alcuni
scialpinisti agonisti che si allenavano, con le ciaspe impresa alquanto
difficile; il mio cuore non accennava a scendere di giri, dovetti rallentare, e
poco dopo fui costretto ad abbandonare i compagni che continuavano a ritmo
sostenuto.
La giornata non era fredda come prevedevo e forse stavo soffrendo di ipertermia,
avro' ragione di questo solo alla prossima uscita, quando mi vestiro' il minimo
indispensabile. La mia ascensione prese un ritmo molto piu' blando e meditativo,
avendo piu' tempo per osservare i pendii, gustare le emozioni che ti danno
gli spazi aperti verso il cielo come quelli, qualche foto, un goccio d'acqua
e poi su lentamente lungo la traccia solcata dagli sci-alpinisti sopra di
me, almeno una dozzina. Lo schizzo di rotta che avevo stilato accuratamente,
era rimasto nello zaino, esso seguiva la via classica per Nigonella, la piu'
usata negli anni 80; oggi pero' salgono tutti sulla costola che sta' tra il
canale centrale del versante ovest ed il salto che la divide dalla Valle del
Cadin. Potremmo chiamare questa traccia "la via dei Tambresi", essendo che
da inizio satgione, nevicata dopo nevicata, gli autoctoni seguono questo percorso
piu' diretto verso la vetta; inoltre c'e' da pensare che sia abbastanza sicuro
in quanto ogni passaggio compatta la neve e da garanzia che il fondo sia stabile.
Ad un certo punto la traccia si divide in due, noi ciaspolari
prendiamo la destra che rasenta le rocce che emergono sull'estremo margine
della val del Cadin, mentre gli sci-alpinisti prendono la traccia a sinistra
che sale per pendii piu' aperti, forse hanno preferito trovare un fondo
piallato anziche' un insieme di avvallamenti dovuti e questi invasori
dai piedi grandi; guardando verso il basso e a sinistra ho contato almeno
sedici sci-alpinisti, ed ho pensato: "oggi sul Guslon si fa lo skipass";
conti alla mano 16+12+3=31, l'itinerario piu' battuto della stagione.
Siamo
in vetta, piccolo spuntino, cambio di assetto, e giu' per il pendio per la
massima pendenza. Quella sarebbe stata la miglior surfata della stagione fino ad
oggi, dalla vetta alla macchina tutta sulla tavola, solo qualche affondo nella
neve e qualche spinta con i bastoncini telescopici sul falsopiano dopo il Pian
delle Lastre. Arriviamo all'auto, la salita e la discesa sono state un
successo, ci congratuliamo l'un l'altro, e ci cambiamo in fretta per raggiungere
altri lidi, la meritata birra con panino farcito ci attende. Arrivati alla malga
Sant'Anna dove ormai siamo degli abitue' la spiacevole sorpresa: aprira' solo
alle 15 ed e' appena l'una e mezza.
Optiamo allora per recarci alla birreria in centro a Tambre: l'Old Bank,
si dice che una volta fosse una banca. Li' Cesta si intrattiene subito in
chiacchere con la padrona, che scopriamo essere un'ottima sci-alpinista, ogni
mercoledi', giorno di chiusura, da' appuntamento ai suoi monti per una piacevole
salita e discesa su neve non addomesticata. Alla birreria scopriamo con piacere
che in paese e' scoppiato un caso: una guida, di ritorno dai monti, aveva
sparso la voce che sul Guslon c'erano tre strani tipi con le ciaspe ai piedi
e la tavola da snowboard in spalla, e tutti si chiedevano, se ce l'avessero
fatta ad arrivare in cima e a scendere con le loro tavole.
Noi ce l'avevamo fatta, e non era neppure la prima volta, a questo punto abbiamo
confessato all'oste che i tre snowboarder eravamo noi, suscitando
ancor piu' il suo interesse, ci disse che sarebbe stata curiosa di vedere
come scende uno snowboarder da un monte come quello; noi non promettemmo
niente, ma chi lo sa il primo mercoledi' libero si potrebbe fare un salto
a trovarla :-)
Chiusa la parentesi snowboard abbiamo avuto il piacere di conoscere il
padre della sci-alpinista che ad ottant'anni passati rimembrava i tempi
della sua gioventu' quando esistevano solo due specialita' sugli sci:
"il fondo e la libera", lui praticava la libera e nel lontano
'38, quando i nostri padri non erano ancora nati, disse, arrivo' secondo
alla discesa della Cima Vacche che si faceva in libera dalla vetta fino
al limitare del bosco e poi "chi se salva se salva".
Giornata indimenticabile, che alla fine tra
brindisi ed evviva e' durata piu' del previsto.
By Calabrones |