| lunedi' 10-maggio-04
Ieri domenica nono giorno di un atipico maggio, il mago
Calabrones, il cavaliere Maga, lo scudiero Cesta e il portatore Cincia
scerpa si avviarono con differenti motivazioni lungo il tratturo di
montagna che da Maren (443m) conduce alla bandiera che sventola nei
pressi delle casere Pizzoc (1535m).
Dopo aver lasciato il loro carro presso la fontana che zampilla di fronte
alla cappelletta di Maren , lo scudiero e lo scerpa partirono immediatamente
per avvantaggiarsi sui loro valenti compagni visti i pesanti fardelli
che li affaticavano.
Il mago ed il cavaliere si attardarono in chiacchere e dopo aver effettuato
riti magici e propiziatori per aver maggiore energia nell’affrontare
la faticosa salita si avviarono anchessi su per il sentiero.
Affrontati i primi tornanti ripidi gli eletti inconrarono i loro subalterni
il cavaliere affido’ al proprio scudiero la chiave magica che
non doveva assolutamente cadere nelle mani dei draghi, mentre il mago
gli aveva gia’ affidato la propria pozione magica che avrebbe
dovuto utilizzare lungo la via del ritorno, per scacciare i demoni.
Il mago rimase per buona parte del percorso coperto dal cavaliere Maga
che lo avrebbe difeso dagli spiriti dei boschi che volevano rubarne i poteri, in men che non si dica si trovarono alla cappella dell’Agnelezza
dove offrirono i propri omaggi alla statua della Madonna, si riposarono
bevvero una sorsata d’acqua ed esultarono per essere ormai fuori
pericolo, ora il bosco si sarebbe aperto e la luce gli avrebbe difesi
dagli spiriti.
Il mago ormai tranquillo stacco’ il cavaliere e volo’ lungo
la pietraia quasi privo di peso… lungo la strada dovette’
pero’ fermarsi per ben due volte per ripetere le formule magiche
che lo facevano ascendere con facilita’, la prima fu raggiunto
e superato dal cavaliere la seconda volta invece il distacco era troppo
grande per essere preso e per primo arrivo’ a toccare la bandiera
di casere Pizzoc. Il cavaliere si attardo’ di due minuti sul mago
ed anch’egli tocco la bandiera. Con gran sorpresa di tutti lo
scudiero Cesta che portava un pesante fardello e che non aveva potuto
godere di nessun rito magico arrivo’ alle casere solo un minuto
dopo il suo cavaliere, dimostrando di essere un uomo di grande valore.
Alla bandiera inperversavano gli spiriti del ghiaccio e del vento e
la neve avvolgeva ogni cosa, lo scerpa non si vedeva nemmeno all’orizzonte
e quindi la compagnia decise di ripiegare per recuperare il proprio
amico; il mago ed il cavaliere scesero volando per ben 250m di dislivello
mentre lo scudiero procedette con il suo solito passo. Raggiunto lo
scerpa Calabrones e Maga lo rassicurarono e lo accompagnarono fino a
ricongiungersi con Cesta e poi su alla bandiera dove in 4 fecero una
preghiera al modo dei nepalesi e scacciarono gli spiriti maligni.
Il mago insistette per attraversare la landa innevata e scendere per
la strada del santo,
arrivati al Rifugio Citta’ di Vittorio Veneto il resto della compagnia
decise di ripiegare per la via conosciuta, ma il mago non desistette
si fece restituire la pozzione magica e si fece dare un po’ d’acqua
dall’otre del cavaliere ed incomincio’ a perdere quota verso
il giardino Cadolten, con lo scopo di liberare tutta la montagna dal
male.
Lungo la strada il Mago ormai rimasto solo venne attaccato da uno spirito
nei pressi di casere Croce, dopo una lotta intestina il mago ebbe la
meglio e riprese a discendere verso il giardino Cadolten. Lungo la strada
incontro’ un uomo che montava il suo cavallo meccanico gli chiese
dove fosse l’imbocco della strada del santo ma l’uomo non
rispose egli era forestiero e conosceva solo La Crocetta da dove egli
proveniva, Calabrones prosegui' fidandosi del proprio istinto arrivo
nei pressi della malga Coro dove vide dei viandanti ai quali chiedere
nuovamente quale fosse la strada cercata. Incontro’ nuovamente
un cavaliere col suo cavallo meccanico questo pero’ conosceva
bene la zona e gli indico’ un passaggio innevato che lo avrebbe
condotto sulla giusta via.
Il mago con passo sicuro incomincio a scendere di nuovo ed in men che
non si dica raggiunse il santo, il male sapeva di essere in pericolo
e mando' la nebbia e la pioggia ad insidiare Calabrones ma egli ormai
era cosi’ veloce e sicuro che nulla avrebbe potuto fermarlo….
La montagna era liberata, al mago non rimaneva altro che raggiungere
il resto della compagnia nel ristoro chiamato “La Nicchia”,
calabrones dovette stringere i denti e passare i villaggi di Fregona
e di Fratte dove l’ultima salita lo fece soffrire, le sue carni
gli parvero lacerarsi ma tenne duro, l'ultima discesa, la chiesa di
Anzano, pioveva a dirotto, un ultimo sforzo ed ecco la Nicchia, il ristoro
tanto agognato. Dieci minuti dopo di lui arrivarono anche gli altri
compagni a bordo del carro, l’avventura era finita e tutti erano
salvi e soddisfatti.
by Calabrones |