Da Maren (443 m) per rifugio Citta' di V.Veneto (1547 m) e
campo Cadolten ad Anzano (150m)

Gruppo montuoso:
Cansiglio
Cartina:
Tabacco n° 12 e 24
Difficoltà:
E
Dislivello:
+1100/-1397 m
Lunghezza:
20 Km
Altitudine min:

150 m
(arrivo ad Anzano)

Altitudine max:

1547 m
(riv. Citta' V.Veneto)

Tempi indicativi : 3h 30'
9 marzo 2004

Descrizione tecnica dell'itinerario

Parcheggio Maren (443m)

Dislivello metri

Sentiero

Ore

C.re Piccoc (1535m)

+ 1090
AV6
1.50

Rifugio Citta' di V.Veneto (1547m)

+ 12
H3
0.15
C.ra Cadolten (1251m)
- 296
H3 - H1
0.30

Fregona (292m)

- 959
H1
0.31

Anzano (150m)

-142
SS442
0.24
Diario

lunedi' 10-maggio-04

Ieri domenica nono giorno di un atipico maggio, il mago Calabrones, il cavaliere Maga, lo scudiero Cesta e il portatore Cincia scerpa si avviarono con differenti motivazioni lungo il tratturo di montagna che da Maren (443m) conduce alla bandiera che sventola nei pressi delle casere Pizzoc (1535m).
Dopo aver lasciato il loro carro presso la fontana che zampilla di fronte alla cappelletta di Maren , lo scudiero e lo scerpa partirono immediatamente per avvantaggiarsi sui loro valenti compagni visti i pesanti fardelli che li affaticavano.
Il mago ed il cavaliere si attardarono in chiacchere e dopo aver effettuato riti magici e propiziatori per aver maggiore energia nell’affrontare la faticosa salita si avviarono anchessi su per il sentiero.
Affrontati i primi tornanti ripidi gli eletti inconrarono i loro subalterni il cavaliere affido’ al proprio scudiero la chiave magica che non doveva assolutamente cadere nelle mani dei draghi, mentre il mago gli aveva gia’ affidato la propria pozione magica che avrebbe dovuto utilizzare lungo la via del ritorno, per scacciare i demoni.
Il mago rimase per buona parte del percorso coperto dal cavaliere Maga che lo avrebbe difeso dagli spiriti dei boschi che volevano rubarne i poteri, in men che non si dica si trovarono alla cappella dell’Agnelezza dove offrirono i propri omaggi alla statua della Madonna, si riposarono bevvero una sorsata d’acqua ed esultarono per essere ormai fuori pericolo, ora il bosco si sarebbe aperto e la luce gli avrebbe difesi dagli spiriti.
Il mago ormai tranquillo stacco’ il cavaliere e volo’ lungo la pietraia quasi privo di peso… lungo la strada dovette’ pero’ fermarsi per ben due volte per ripetere le formule magiche che lo facevano ascendere con facilita’, la prima fu raggiunto e superato dal cavaliere la seconda volta invece il distacco era troppo grande per essere preso e per primo arrivo’ a toccare la bandiera di casere Pizzoc. Il cavaliere si attardo’ di due minuti sul mago ed anch’egli tocco la bandiera. Con gran sorpresa di tutti lo scudiero Cesta che portava un pesante fardello e che non aveva potuto godere di nessun rito magico arrivo’ alle casere solo un minuto dopo il suo cavaliere, dimostrando di essere un uomo di grande valore.
Alla bandiera inperversavano gli spiriti del ghiaccio e del vento e la neve avvolgeva ogni cosa, lo scerpa non si vedeva nemmeno all’orizzonte e quindi la compagnia decise di ripiegare per recuperare il proprio amico; il mago ed il cavaliere scesero volando per ben 250m di dislivello mentre lo scudiero procedette con il suo solito passo. Raggiunto lo scerpa Calabrones e Maga lo rassicurarono e lo accompagnarono fino a ricongiungersi con Cesta e poi su alla bandiera dove in 4 fecero una preghiera al modo dei nepalesi e scacciarono gli spiriti maligni.
Il mago insistette per attraversare la landa innevata e scendere per la strada del santo,
arrivati al Rifugio Citta’ di Vittorio Veneto il resto della compagnia decise di ripiegare per la via conosciuta, ma il mago non desistette si fece restituire la pozzione magica e si fece dare un po’ d’acqua dall’otre del cavaliere ed incomincio’ a perdere quota verso il giardino Cadolten, con lo scopo di liberare tutta la montagna dal male.
Lungo la strada il Mago ormai rimasto solo venne attaccato da uno spirito nei pressi di casere Croce, dopo una lotta intestina il mago ebbe la meglio e riprese a discendere verso il giardino Cadolten. Lungo la strada incontro’ un uomo che montava il suo cavallo meccanico gli chiese dove fosse l’imbocco della strada del santo ma l’uomo non rispose egli era forestiero e conosceva solo La Crocetta da dove egli proveniva, Calabrones prosegui' fidandosi del proprio istinto arrivo nei pressi della malga Coro dove vide dei viandanti ai quali chiedere nuovamente quale fosse la strada cercata. Incontro’ nuovamente un cavaliere col suo cavallo meccanico questo pero’ conosceva bene la zona e gli indico’ un passaggio innevato che lo avrebbe condotto sulla giusta via.
Il mago con passo sicuro incomincio a scendere di nuovo ed in men che non si dica raggiunse il santo, il male sapeva di essere in pericolo e mando' la nebbia e la pioggia ad insidiare Calabrones ma egli ormai era cosi’ veloce e sicuro che nulla avrebbe potuto fermarlo….
La montagna era liberata, al mago non rimaneva altro che raggiungere il resto della compagnia nel ristoro chiamato “La Nicchia”, calabrones dovette stringere i denti e passare i villaggi di Fregona e di Fratte dove l’ultima salita lo fece soffrire, le sue carni gli parvero lacerarsi ma tenne duro, l'ultima discesa, la chiesa di Anzano, pioveva a dirotto, un ultimo sforzo ed ecco la Nicchia, il ristoro tanto agognato. Dieci minuti dopo di lui arrivarono anche gli altri compagni a bordo del carro, l’avventura era finita e tutti erano salvi e soddisfatti.

by Calabrones

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