Alta via n° 2

dal Bressanone (1163) a Feltre (2152m)

[ Pagina 1 ] [ Pagina 2 ] [ Pagina 3 ]

Gruppi montuosi:
Plose e Putia, Sella, Padon, Marmolada, Pale di San Martino, Vette Feltrine
Cartine:
Tabacco n° 30, 05, 06, 22, 23
Difficoltà:
EEA
Dislivello:
+ 10.150 m
Lunghezza:
180 Km
Altitudine min:

335 m

(Pedavena)

Altitudine max:

3152 m

(Piz Boè)

Tempi indicativi : 10 gg
5 / 14 Agosto 2004

5 AGOSTO 2004

Descrizione tecnica dell'itinerario

Sant'Andrea, Bressanone (1067 m)

Dislivello metri

Sentiero

Ore

Rif. Valcroce (2050 m)

+ 983

Ovovia

0.10

Rif. Plose (2446 m)

+ 410

7

1.10

Diario

5 AGOSTO 2004: finalmente in macchina, direzione Bressanone, io, Maga e Bansson avevamo il morale alle stelle. Ci aspettavano 9, 10, 11 giorni di montagna, camminate e sana e ristoratrice fatica. Sui prati del Monte TelegrafoIl nostro autista fu il papà di Maga, che ascoltò il ripasso dei nostri programmi e dei nostri progetti tra l'indifferenza e la voglia di partire con noi! Nel bagaglio i nostri zaini già carichi di magliette, calzini, sacco a pelo, bussola, fornelletto e di viveri per tutto il nostro viaggio. E poi la tenda che noi avremmo voluto fosse stato il nostro tetto per la maggior parte delle notti. Nei programmi non più di tre notti in rifugio, giusto per un bucato e per un gulasch. Intanto arrivammo nel centro di Brixen e camminammo per la cittadina già con il nostro fardello sulle spalle: mentre ci domandavamo se saremmo mai riusciti a sopportare tale peso per tutto il viaggio e ci sedemmo al bar per assaggiare l'ottima birra di quei posti. Il programma per questa prima giornata non era stato preparato nei dettegli e così prendemmo decisioni al volo, secondo le occasioni che ci si presentarono di fronte. Macelleria per i wurstel da cucinare la sera stessa, fermata dell'autobus, birra all'alimentari, finalmente l'autobus per la frazione di Sant'Andrea: arrivati al piazzale dell'ovovia per il rifugio Valcroce decidemmo di proseguire con l'inteno di parcheggiare la nostra tenda in una delle tante radure di queste montagne: prendemmo al volo l'ultima corsa, 7€ e 1500 metri di dislivello in 10 minuti, ma arrivati in cima scoprimmo che la seggiovia che copre l'ultimo tratto di salita era chiusa. Poco male: la nostra alta via cominciava in quel momento. in poco più di un'ora arrivammo al rifugio Plose CAI: entrammo, ordinammo una birra e d'improvviso scoppio un temporale mai visto: la pioggia cadeva con tale violenza e tuoni erano talmente assordanti che non avemmo difficoltà nel trovarci d'accordo che la notte l'avremmo trascorsa al rifugio. Io , convinto che bisogna sempre assaggiare le specialità del luogo, mangiai un piatto con frittata, zucchero a velo e marmellata, che non fu però molto di mia gradimento. Per fortuna un'ottima Forst mi aiutò nell'impresa di finire il piatto. Ci coricammo a letto.

6 AGOSTO 2004

Descrizione tecnica dell'itinerario

Rif. Plose (2446 m)

Dislivello metri

Sentiero

Ore

Passo Rodella (1867 m)

- 590

3-4-7

1.45

F.lla de Putia (2357 m)

+ 490

4

1.40

Rif. Genova (2297 m)

+110 / - 170

4

0.25

F.lla de Furcia (2293 m)

+ 125 / - 130

3

0.45

Sosta tenda (2380 m)

+ 100

3

0.40

Diario

6 AGOSTO 2004: la pioggia della notte precedente ci offrì al nostro risveglio l'aria così limpida da concederci la vista di montagne lontane: ma la nostra attenzione fu subito catturata dall'imponente Sass de Putia e poco sotto sulla destra l'omonima forcella. Ecco, noi dovevamo arrivare là, e poi oltre.Verso la forcella de Putia Con entusiasmo affardellammo velocemente gli zaini e partimmo con le gambe ancora piene di forza. Scendemmo i ripidi prati del Monte Telegrafo che sicuramente d'inverno fungono da piste da sci e arrivammo al passo Rodella : un breve tratto sulla strada asfaltata e poi a sinistra per sentiero in mezzo al bosco. La forcella de Putia sempre là a guardarci con quel sorriso di sfida. Noi a testa bassa, più per lo zaino che per altro, affrontammo la salita: 500 metri resi molto duri dagli zaini pesanti: ognuno di noi porta va sulle spalle tra i 17 e 19 kg di attrezzatura e cibarie varie e non ci eravamo ancora fatto l'abitudine. Arrivati in forcella ci rifocillammo e poichè la ritenemmo troppo affollata cercammo di mangiare veloci. Ci dirigemmo verso il rifugio Genova che, come era prevedibile data la comoda strada sterrata che sale dalla Val di Funes, era pieno di avventori. Ci distendemmo sul prato antistante per far riposare la spalle e ne approfittammo, accompagnati da una birra, per pianificare le successive ore: il rempo sembrava reggere e quindi decidemmo di continuare e di passare la notte in tenda in qualche posto tra lì e il rifugio Pùez. Continuammo fino alla forcella de Furcia e poi oltre verso forcella Roa.Notte bagnata in tenda Ma quando arrivarono le cinque del pomeriggio e trovammo un fontana d'acqua, decidemmo di fermarci al primo pianoro per piantare la tenda: il tempo stava peggiorando. Non potevamo tornare indietro, psicologicamente distruttivo, e il rifugio Pùez era a circa tre ore di cammino, così ci fermammo nell'unico spiazzo che pareva piano. Montammo la tenda da due persone e ci rendemmo subito conto che non sarebbe stata una notte rilassante: tutti e tre siamo fisicamente robusti, solo Maga è alto 1metro e 90! Ma non avremmo mai immaginato che dopo cinque minuti di pioggia la tenda si sarebbe potuta riempire d'acqua: piovve dalle sei a mezzanotte, per fortuna nostra non tanto quanto la sera precedente, e passammo sei ore tra il mal di ossa per la posizione che dovevamo tenere dentro la tenda, i vestiti completamente zuppi, le imprecazioni al caro amico che ci prestò la tenda e la paura che incutevano le scariche di sassi delle Odle e i tuoni sempre più vicini.

7 AGOSTO 2004

Descrizione tecnica dell'itinerario

Sosta tenda (2380 m)

Dislivello metri

Sentiero

Ore

F.lla Roa (2617 m)

+ 240

3

0.50

F.lla Furces de Sieles (2505 m)

- 250 / + 100

3-2

0.30

Rif. Pùez (2475 m)

-300 / + 200

2

1.40

Passo di Crespeina (2528 m)

+ 70 / - 53

2-4

2.10

Passo Cir (2469 m)

+ 50 / -110

2

0.30

Passo Gardena (2121 m)

- 350

2

1.00

Rif. Cavazza al Pisciadù (2585 m)

+ 470

666

1.45

Diario

7 AGOSTO 2004: a mezzanotte la pioggia cessò di scendere: al contrario dei miei due compagni di sventura io riuscii qua e là a chiudere gli occhi per cinque minuti, ma dalle ore 00.00 alle ore 03.00 io e Bansson cademmo nel sonno che il povero Maga non riuscì più a trovare, fino a quando, con i nervi a fior di pelle: "Oh fioi! Mi non ghea fae! Se veden al Pùez". Si alzò, o meglio, sgusciò fuori dalla tenda e lo sentimmo bestemmiare come Maga non è solito fare! Con qualche imprecazione anche noi uscimmo da quel la specie di lenzuolo, causa di tutti i nostri problemi; dallo zaino tirai fuori il fornelletto, il pentolino, la bustina del thè e il miele: ci infilammo la pila frontale e non più tardi delle quattro e mezza fummo sul sentiero che ripidamente sale alla forcella Roa; dopo poco spegnemmo le pile perchè la luna ci permetteva di vedere con sufficiente sicurezza il tracciato. Alba sulle OdleArrivati in forcella la notte in bianco era già un ricordo su cui scherzare e il sole cominciava a farsi vedere di riflesso illuminando di un colore rosa shocking le cime attorno a noi. Scendemmo per un vallone, risalimmo a forcella Sieles aiutati da dei cavi d'acciaio infilzati nella roccia e ci godemmo un'altra mitica vista. Il cielo blue-nero, più in sotto l'azzurro, poi il bianco, il rosa delle cime, il grigio della roccia, il verde a chiazze della rada vegetazione e il nero dei camosci impegnati e concentrati solo nella loro colazione. Continuammo per un ottimo sentiero già illuminato a giorno e alle sette e trenta ci trovammo al rifugio Pùez. Ci fermammo per una meritatissima sosta a base di strudel, thè caldo e birra, tra lo stupore degli ospiti che appena svegli scendevano dalle camere per la colazione. Alle nove ripartimmo;la nebbia ci accompagnò fino a Passo Crespeina dove arrivammo dopo aver passato tutto lo splendido piano di Crespeina.Maga e le OdleQui la nostra attenzione fu attirata da una famiglia molto colorata: il padre si muoveva, urlava e inveiva contro tutti i suoi parenti come fosse sulla soglia di una crisi di nervi. Non sapevamo se ridere o se alzarci e riempirlo di schiaffi: in quel paradiso stava trasmettendo tutto il suo nervosismo a tutti i presenti. Ci voltammo e scendemmo ancora e risalimmo a Passo Cir e ancora giù a Passo Gardena e via subito sul sentiero 666. Le nostre gambe avevano già molte ore sulle gambe ma quel giorno la nostra metà era e doveva essere i rifugio Pisciadù: là ci stava aspettando il nostro amico Cesta che si sarebbe unito alla nostra allegra compagnia. Salimmo per il sentiero attrezzato dovendo spesso fermarci per far passare tutte quelle persone che dal rifugio stavano scendendo. Questo è un posto molto frequentato: si ha la possibilità di entrare nel gruppo del Sella senza particolare fatica. Alle ore 16.00 fummo in rifugio abbracciati a Cesta e festeggiamo come si deve: un piatto caldo, tanta birra ed un letto comodo!

[ Pagina 1 ] [ Pagina 2 ] [ Pagina 3 ]

[ Back ] [ Up ] [ Foto ]