La corsa che mi ha reso
felice
L'Ecomaratona dei Cimbri '05
Anche questa volta non vi descriverò un itinerario o un percorso
di trail running, nel caso specifico, ma vorrò fare
delle riflessioni assieme a voi sul significato della corsa in montagna
o comunque in natura.
Il CAA dalla sua finestra sul mondo virtuale, mi permatte di trasmettervi
le mie idee ed argomentazioni, quindi mi sembra dovuto richiamare l'spirtio
della nostra famiglia citando un paragrafo preso dalla pagina
Chi Siamo: "Lo spirito del
CAA è quello di godere dell´ambiente naturale che ci circonda
senza deturparlo e senza esasperazione per il traguardo o per la prestazione...".
Parole che io stesso ho scritto un paio di anni fa nel tentativo di
spiegarvi la nostra natura... Oggi invece scrivo articoli come lo
SkyRunner, potrebbe sembrare che io entri in contraddizione, ma
vi dimostrerò che è solo una cosa apparente.
Molti articoli che parlano di montagne e trekking elogiano sempre i
ritmi lenti"che la montagna impone", come cose sempre positive;
perchè si distendono i nervi; perchè si esce dallo stress
e dalla frenecità delle città, dove i ritmi sono troppo
serrati per l'uomo; perchè i ritmi lenti ci permettono di entrare
in contatto con la natura. Tutte cose vere e condivisibili, si dimentica
però un particolare, più ore si stà fuori-porta
più tempo si rimane esposti ai pericoli. Chi pratica lo sci-alpinismo,
l'alpinismo e l'arrampicata in montagna sà che il compiere il
proprio gesto nel minor tempo possibile è di vtale importanza,
questa però non è sindrome da prestazione, è spirito
di conservazione. L'escursionista inesperto forse non mette in conto
che se sopraggiunge un temporale mentre si trova in ferrata mette a
repentaglio la sua vita, quello avveduto prima di tutto non si avventura
sui cavi d'acciaio se le previsioni meteo non sono favorevoli ed in
secondo luogo, cerca di toglersi dai guai nel minor tempo possibile,
e se non si sente totalmente sicuro ai piedi della parete, l'imbrago
lo toglie all'autovettura (lezione imparata il 25-07-04).
Fatta questa digressione sulla sicurezza in montanga, torniamo al cuore
della conversazione: la corsa in natura. Parlando con amici e anche
con fratelli del Clan mi è capitato di sentire: "la
montagna non va vissuta correndo ma camminando", poi però
non sono stati in grado di argomentare le loro dichiarazioni, la domanda
sorge spontanea: "perchè non dovrei correre sui sentieri,
se questo gesto mi aggrada?".
Naturalmente il gesto della corsa è diverso da quello della camminata
e non è detto che piaccia a tutti o che tutti ne siano in grado,
così come tutte le altre discipline che si possono praticare
in montagna: MTB, sci, snowboard, arrampicara, giaccio; per ognuna di
queste bisogna avere una preparazione specifica e non ci si può
improvvisare se non si vogliono correre grossi rischi, non tutti siamo
capaci, e non tutti siamo protati per tutte le discipline sopra citate
ma solo per alcune. All'apparenza tutti dovremmo essere capaci di camminare
sui sentieri, in sicurezza, ma nemmeno questo è vero, si vedono
molti sprovveduti praticare i sentieri come se stessero facendo una
passeggiata sul lugo mare, se ne avessi la facoltà manderei a
casa più di qualcuno, che si avventura per montagne senza: attrezzatura
adeguata, conoscenza del territorio o mappa, e senza saper mettere i
piedi in maniera adeguata. Con queste dichiarazioni magari posso sembrare
poco simpatico ed un po' poco democratico, ma vi ricordo che la montagma
non è per niente democratica, e quando vuole si prende le anime
delle persone che non la aggradano.
Correre è semplicemente un gesto diverso dal camminare, che può
essere praticato in maniera agonistica, con li cronometro alla mano,
o semplicemente per divertimento, io lo pratico perchè mi aggrada,
mi fa tornare un po' bambino: vi ricordate quando da piccoli si correva
con le braccia aperte e mimare le ali dell'aeroplano, beh se mai vi
capiterà nella vostra vita di correre una discesa in montagna
o una cresta, vi sembrerà di nuovo di volare come quando eravate
bambini, questo per me è la corsa in montagna: e come sciare
senza sci, come volare senza ali, allora adesso vi chiedo: "chi
può negare al bambino che c'è in noi di volare?".
Un Trekker che dice ad un Runner che non deve correre è un pò
come un Ciaspolaro che dice ad uno sci-alpinista che non deve
sciVolare, è un assurdo! Ed il ciaspolaro perchè dovrebbe
dire ciò? Solo perchè lui non sà sciare?
Ora che sapete come la penso, vi racconterò della corsa che il
18-09-2005
mi ha reso felice....
Negli ultimi anni mi sono cimentato in alcune competizioni sportive
ed a parte la mia prima maratona nel '03, ero sempre assillato dal cronometro,
dopo tanto allenarsi avrei voluto chiudere la gara in un tempo che avevo
stimato a tavolino in base alla mia presunta preparazione. Ogni volta
al traguardo, invece di gioire per aver terminato l'impresa con scuccesso,
avevo quella sorta di gusto amaro in bocca, un spece di sconfitta personale
per non aver raggiunto l'obiettivo che mi ero prefissato per una manciata
di minuti. Che stupido! Invece di essere felice ero triste, questa sì
era sindrome da prestazione, contro lo spirito del Clan.
Quest'anno ho impararato qualcosa, la vigiglia delle maratona ho partecipato
ad un dibattito con alcuni campioni, il presidente dell'associazione
Trail Running Italia ed un giornalista di Correre; un campione
di nome Campestrin disse: "Non ho strategie ed aspettative, mi
adatto alla gara, vedo com'è e agisco di conseguenza, sì
cerco di vincere, ma senza un piano prefissato", io ho pensato:
"Beh se non fà piani e pronostici lui, perchè dovrei
farli io". Il giorno seguente, quello della gara, piove, come i
giorni precedenti, io mi reco alla partenza della maratona, bevo un
caffè al bar e trovo Fulvio Massa, il giornalista, il quale mi
chiede: "Allora la corriamo assieme la gara", facendo seguito
ad una mia battuta del giorno precedente, io rispondo: "non sò,
non mi piace molto correre con l'acqua", manifestando la mia incertezza
sul fatto di correre la gara oppure no!
Poi arriva Simon, altro trail runner del Clan, lui la corre, mi faccio
coraggio, decido di correrla pure io, ma non tutta, penso ci sia troppo
fango per farla tutta, così la mia non-strategia è: "vai
a manetta finchè ne hai, poi ti fermi e prendi la scopa che ti
porta a casa". Arriva lo sparo: partiti, corro a
più non posso fino a Campon, correre così senza aspettative
è gioia pura, compio il giro di boa, incomincio la via del ritorno,
le gambe si fanno sempre più pesanti, a causa del lavoro extra
dovuto al fango, ma la testa c'è ancora, ma non per molto; ultima
salita sulle piste da sci e li finisco il glucosio, la testa se ne va,
la volontà si azzera, vorrei fermarmi a dormire lì dove
mi trovo, nel fango; la mia condotta di gara spregiudicata, mi ha presentato
il conto, sempre qui me lo presenta (allenamenti e 1a Eco), in questo
bosco fradicio prima del prato del Cadolten. Dopo innumerevoli passi
stanchi ecco l'asfalto, un ultimo sforzo ed arriverà la discesa,
all'ultimo ristoro un bicchiere d'acqua mi rivitalizza, mettendo in
circolo le maltodestrine che erano fossilizzate nello stomaco. La discesa
non finisce mai sono quasi 900m tutti filati, poi la variante agli ultimi
3Km mi fa sbucare a Borgo Piai, il ponte, l'ultima discesa, le case
le conosco, la transenna, una gioia infinita mi assale, gli amici sono
numerosi ed applaudono, il traguardo passato col sorriso; sono stato
un eternità in quel bosco che non finiva mai, mi sari fermato
ma non l'ho fatto perchè a casa dovevo tornare, la gioia infinita
di un traguardo inaspettato è la più bella cosa che si
possa pretendere da un evento come questo.
Finalmente ho imparato: corri per la gioia di correre, non per
arrivare, se poi arriverai sarai due volte felice, perchè hai
corso e perchè sei arrivato.
Baci, Calabrones.
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